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Ciao

Benvenuta e benvenuto nel Blog di Christian Bernieri. Sei in un posto dove riflettere e rimuginare in libertà su privacy, sicurezza, protezione dei dati personali e sui fatti che accadono nel mondo, sempre in salsa privacy. Con una tempistica assolutamente randomica, con format per nulla omogenei, con un linguaggio decisamente inappropriato, senza alcuna padronanza della grammatica e della sintassi, ti propongo articoli che nessun editore accetterebbe mai di pubblicare... Divertiti.
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13 agosto 2024

Pensieri d’estate: una rockstar anonima.

Pensieri d’estate: una rockstar anonima.



Cicale, stelle cadenti, infinite sfumature dal blu più profondo al bianco lattiginoso, acqua verde smeraldo, lo spaventoso e vasto orizzonte del mare più placido del mondo, scie bianche che si dissolvono tra le onde, la sagoma dell’Isola d’Elba, il Giglio, l’Argentario, Montecristo, Formiche, Giannutri, aria sottile e brezze che si rincorrono ogni giorno, il maestrale e lo scirocco, l’alba e il tramonto, nuvole paffute e rondoni che giocano.

Sono le suggestioni che mi raggiungono sulla veranda della casa che ho affittato per trascorrere qualche giorno al mare.


All’interno vedo distrattamente una libreria, piatti e bicchieri, quadri appesi alle pareti, qualche foto, decori fatti con legni trovati sulla spiaggia e mossi dal vento. Nulla mi colpisce particolarmente e non merita nulla di più che uno sguardo casuale e distaccato.


Sarà una bella vacanza ma la casa è solo un appoggio, il suo contenuto è fatto di suppellettili che non mi appartengono e che non interessano. Questa casa contiene un vissuto che mi sfugge e che non mi interessa indagare.


È capitato che, un sera, a cena con amici, di colpo tutto si è trasformato appena lei, amica da una vita, ha detto: “ma sai di chi è quella casa?”.


Le ipotesi più strampalate si sono affastellate veloci nella mia testa, come a voler indovinare prima che il mistero venga svelato: un amico comune, un palazzinaro locale, una persona nota nella zona, il fruttivendolo, il sindaco, una ex fiamma, qualcuno della combriccola, forse proprio di quello imbecille che prenderei volentieri a scarpate… non lo so, mi arrendo e aspetto paziente.


“Hai presente quel gruppo famoso, quello irlandede che ha fatto quella bella canzone,.. come si chiamava?

Dai che hai capito…

Ci vengono un paio di volte all’anno.”



OMFG

La casa è di una rockstar internazionale!


Porcavacca, questo non me lo aspettavo.

So che in questa zona incrociano i Mega yacht di personaggi stellari, ma non mi sarei mai immaginato di affittare casa da uno di loro. Infondo, questo è un paese di percatori da centinaia di anni, schivato dalla modernità e dalla prosperità. Un posto da cinghiali. 


Ora tutto è diverso, ora le suggestioni dalla veranda sono le stesse identiche che ha vissuto la Rockstar, forse sono anche le sensazioni che lo hanno ispirato nella sua arte e che, ora, sono in qualche modo un patrimonio che ci accomuna.


Nel frattempo mi accorgo che qualcosa è cambiato anche nelle persone attorno a me.


Le mie figlie sono andate a scrutare la libreria in modo diverso da prima, come per decifrare il significato dai titoli, dalla lingua, dall’età dell’edizione. Non sanno bene perché ma i dorsi di quei libri, ora, sono più interessanti di prima, hanno un significato nuovo e hanno lo stesso fascino di un mistero da indagare e un tesoro da scoprire.

I quadri e le foto alle pareti sono diventati oggetti di studio, si prova ad indovinare l'autore, la circostanza, il motivo per cui sono stati appesi e preferiti a tanti altri.

La stanza segreta, quella che ci è stato chiesto di non usare perché riservata al proprietario, è diventata una tentazione più forte di quella che vivrebbe Indiana Jones per una inesplorata piramide precolombiana.


Ho colto l’occasione per imporre una colonna sonora degna di questa scoperta anche se il genere non è quello preferito da tre teen alla moda e una fan di Hello Kitty: 

Zombie, 

Linger, 

Dreams, 

Salvation, 

Animal Instinct, 

Promises, 

Just my imagination, 

Ode to my family, 

When you are gone… 






Senza volerlo, le mie ragazze hanno sperimentato uno dei processi mentali che caratterizzano la protezione dei dati personali e che influenzano gran parte del mio lavoro: un dato, se è anonimo, non interessa a nessuno. Lo stesso dato, se diventa personale, si ammanta di mistero, suscita una irrefrenabile curiosità e scatena comportamenti sorprendenti.


La vera scoperta non è stata il nome della Rockstar ma un aspetto molto più individuale ed interiore: chi siamo noi di fronte ad un dato personale?


Siamo in grado di controllarci rispetto alla curiosità che ci spinge ad approfondire e curiosare ovunque?

Riusciamo a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato? 

Oppure, al contrario, riteniamo legittimo frugare tra le tracce di una esistenza altrui che incrociamo durante un nostro percorso casuale?


È lecito sentirsi autorizzati ad esplorare la vita privata di una persona famosa, magari con maggiore curiosità rispetto a quella che una persona comune ci può suscitare? 


Cosa esattamente ha trasformato una vecchia foto appesa in un quadro e l’ha nobilitata a tal punto da diventare un oggetto di culto? La foto non è cambiata ma i nostri occhi la vedono in modo differente ora che sappiamo a chi appartiene, quale squarcio di vita rappresenta.


Tutte considerazioni molto personali che ci aiutano a conoscerci meglio, a conoscere meglio gli altri e alle quali non diamo peso nel quotidiano. Grazie alla particolare e bizzarra circostanza ci sono evidenze che si impongono prepotenti alle mie ragazze e che sarebbero inevitabili anche senza la sventura di avere un papà DPO.



Gli alloggi turistici spesso ci preoccupano perché potrebbero esserci telecamere nascoste ovunque, tastiere numeriche, codici di accesso individuali e domotica sono pronte a registrare ogni nostro ingresso ed uscita o addirittura comportamento tenuto all’interno dell'appartamento. Le policy di alcuni gestori permettono l’uso di telecamere nelle aree comuni e la cronaca riporta casistiche di abusi e telecamere installate anche in aree private.

Il rischio sicuramente esiste ma non è il solo: anche chi affitta un alloggio si espone ad una forma di invasione del proprio vissuto privato, una violenza silenziosa che mina la riservatezza e, con essa, la serenità del padrone di casa.

Naturalmente questo non vale per una camera d’albergo, sempre molto standard, o per un impersonale alloggio appositamente e professionalmente realizzato per affitti brevi.

Ma un privato che decide di concedere la casa propria ad estranei dovrebbe farlo solo dopo aver riflettuto molto bene e dopo aver bonificato l’area da ogni elemento personale.


Non basta un cartello con scritto “non entrare”.

Non basta un'etichetta “riservato” su una scatola.


Non amo particolarmente i proverbi ma ce n’è uno che riassume molto bene questi meccanismi: “l’occasione fa l’uomo ladro”

…e siamo tutti umani.



Prosit




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11 giugno 2024

La natura è una gran bastarda




Basta guardare "Il Re Leone" per capire quanto la natura possa essere crudele con noi, imperfette creature destinate all'estinzione.

Le leggi e i fenomeni che governano il mondo sono fredde e spietate, a partire da quella di gravità, passando per l'entropia e arrivando al mito confortante del "pasto gratis". Noi stessi siamo soggetti a regole severe e ingiuste: l'evoluzione progredisce inesorabile condannando i più deboli, quelli che non si adattano rapidamente e chi, semplicemente, non ce la fa.

Per fortuna il progresso ha attutito molto il processo, diluendone i tratti più ostili e rendendo tutto più civile: riusciamo tutti a correre, a trovare il frigo pieno e la casa riscaldata. Almeno nel medio termine, ci aiutiamo per evitare di vedere la brutalità della sorte accanirsi sui meno fortunati.

A volte ne godiamo perché, si sa, alcuni non sono interessati al proprio benessere, troppo faticoso da raggiungere, ma detestano e disprezzano il benessere altrui, ma questa è tutta un'altra questione.


"L'uomo sogna di volare
E scrive sui muri
Noi siamo tutti uguali
Ma prega nel buio
La sorte del più debole
Non tocchi mai a me"

(Negrita - L'uomo sogna di volare)


Il progresso e la tecnologia che ci aiuta a sognare, a volte, contribuiscono a rafforzare quella natura bastarda che, di nuovo, si accanisce sul più debole.

Sì, il preambolo è necessario, è un filtro per disincentivare la lettura ad un preciso cluster, ovvero alle persone che si limitano a prendere in considerazione le prime tre righe del testo. Peraltro, sono le stesse persone che commentano i film senza averli visti.

b.t.w.

Oggi vorrei occuparmi di una tecnologia (bastarda) che ha fatto vittime illustri in passato e che continua ad accanirsi sui più esposti, in particolare sugli stagisti e sugli assistenti parlamentari.

In molti ricorderanno importanti agenzie statunitensi che hanno anonimizzato importantissimi e segretissimi documenti semplicemente passandoci sopra una pennellata digitale nera. Per gli amanti del genere e per gli smemorati, segnalo QUI un bellissimo e completo articolo (divulgativo) da leggere per approfondire.

A farne le spese sono stati importanti politici come Donald Trump e, proprio in questi giorni, un parlamentare italiano, in occasione delle elezioni europee 2024: Borghi.

Ad onor del vero, se Borghi non si fosse messo in evidenza rimanendo l'unico a non aver condiviso, nei modi e nei tempi previsti dalla legge, i documenti obbligatori ai fini di trasparenza, forse, nessuno se ne sarebbe accorto, lasciando alla più totale irrilevanza quei maledetti PDF relativi ad un candidato non eletto. Ma, si sa, sbraitando ad ogni occasione, un po' di attenzione la si attira e fu così che @twittatore, mio amico immaginario, mi segnalò l'ennesimo inciampo nell'accidentato processo di evoluzione digitale del genere umano.  


Per dare un minimo di contesto è necessario ricordare il famoso tweet dedicato a quelle fastidiose password coperte di inutili pallini.

https://x.com/borghi_claudio/status/462717082527088640


Bene, partendo da queste solide basi, andiamo al dunque.

Il sito del Ministero degli Interni è l'HUB centrale delle operazioni di voto e della trasparenza e, a questo  link   (https://dait.interno.gov.it/elezioni/trasparenza/europee2024),  raccoglie e pubblica il CV e il Certificato Penale di ogni candidato alle elezioni europee 2024. Non si tratta di una violazione della privacy e non deve stupire poiché lo prevede la legge e ogni dettaglio in proposito è pubblicato sul sito stesso. 

Da una rapida ricerca, il nostro candidato risulta tuttora (11 Giugno 2024, ore 16:00) non aver caricato né condiviso il Certificato Penale. Pare sia l'unico, e direi che anche questo dettaglio di contesto non rappresenta una buona premessa. Per fortuna c'è il CV.

Ecco il CV:


Come evidenziato nell'area rossa, si nota una vigorosa PENNELLATA DI BIANCO dal tono leggermente differente rispetto allo sfondo. A differenza di ciò che fanno abitualmente le agenzie americane, sempre felici di sottolineare il proprio potere di oscuramento, in questo caso siamo di fronte a qualcosa di più sottile, meno appariscente e si richiama la tecnica del "bianchetto", tanto cara agli studenti di ogni età.

Ottimo, il documento è stato oscurato e non si vedono più i dati che non si desidera condividere. Fatto! 


Peccato che un documento informatico non funzioni così.

Il WYSIWYG va abbastanza bene se si vuole editare un sito web, ma non è decisamente indicato per processi di anonimizzazione. 

Come si può pensare, nel 2024, che modificando il colore ad una scritta, rendendola non percepibile con gli occhi, questa scompaia dal documento informatico? È sciocco tanto quanto pensare che scompaia ogni volta che si battono le palpebre oppure volerla rimpicciolire a tal punto da non riuscire più a distinguere i caratteri e leggere le parole.

Basta, infatti, passare il cursore del mouse su quella strisciata di "bianchetto digitale" per accorgersi che c'è qualcosa di cliccabile, di selezionabile, un normalissimo testo, non visibile per questioni cromatiche ma perfettamente leggibile, copiabile, incollabile.



Peraltro, basta fare un minimo zoom per accorgersi anche del motivo per cui non basta scrivere in piccolo per rendere illeggibile un PDF: i caratteri vettoriali sono descritti matematicamente da curve e rette, non sono disegnati con singoli pixel e si possono ingrandire a piacimento.

Ecco cosa accade facendo COPIA INCOLLA di quel testo cancellato in modo primitivo:

:-) per privacy non lo pubblicherò :-)

Però i miei scrupoli hanno poco senso e servono a poco poiché, sempre il Ministero degli Interni, in occasione delle elezioni politiche del 2022, ha pubblicato il CV del medesimo candidato riportando i dati in chiaro: QUI

Gli stessi dati compaiono in numerose pagine indicizzate da motori di ricerca e in molte di più di natura istituzionale, non indicizzate ma raggiungibili dai siti di riferimento.

Lo stesso Borghi si geo-referenzia piuttosto spesso, aggiornandoci su ciò che egli vede quotidianamente: qui, qui, ecc.

Comunque, ho pensato di rispettare la sgangherata scelta di oscurare dati presenti nel CV.


La giudico sgangherata poiché, trattandosi di un documento digitale, che nasce da un file editabile, non posso fare a meno di pormi una domanda: perché?  Che senso ha preoccuparsi di cancellare un testo da un PDF quando è possibile generare il PDF senza quel testo? Probabilmente la cancellazione con "bianchetto" è la strada più scomoda, rischiosa e lenta e non mi sembra affatto una buona scelta.

Il fatto che il CV non sia particolarmente aggiornato mi fa pensare che sia una questione di pigrizia ma, non conoscendo personalmente il candidato, non posso e non voglio esprimermi.


In ogni caso, sia a beneficio degli stagisti e degli assistenti parlamentari che di ogni altra persona affaccendata con l'anonimizzazione dei dati contenuti in un PDF, posso dare qualche utile consiglio con una premessa: ogni metodo ha dei pro e dei contro ed è più indicato in determinate situazioni, meno in altre.


1) editare il file di partenza rimuovendo il testo da oscurare e "stampare" (esportare) in formato PDF un file pulito, senza il testo che si desidera omettere.

2) stampare, ritagliare/coprire con scotch di carta (apposito), scansionare e inviare la scansione

3) visualizzare il file PDF di partenza, fare uno screenshot (1) e generare un file immagine, con un qualsiasi programma di fotoritocco (Paint, Anteprima ecc) editare lo screenshot (1) coprendo con un colore a piacimento ciò che si desidera cancellare. È anche possibile aggiungere emoticons o forme geometriche. Dopodiché rifare uno screenshot dell'immagine modificata, infine inviare quest'ultimo, eventualmente esportandolo prima in formato PDF. 

4) i possessori di MAC hanno una fantastica funzione all'interno del programma Anteprima: "Oscura". Quella cancella veramente tutto ciò che c'è sotto il quadrato nero.

5) per i possessori di Acrobat, usare la funzione "Redact" che fa esattamente la stessa cosa.

6) usare altre app specifiche ma verificare prima che siano affidabili perché alcune fanno solo finta.



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07 febbraio 2024

Il gelo



Il gelo


Non ho mai avuto problemi a rompere il ghiaccio e faccio parte del club di quelli senza vergogna. Posso dirmi decisamente scafato, al limite della insensibilità, eppure in un’occasione mi sono sentito gelare il sangue. 



Mi contattò un medico per mettersi a posto con la normativa privacy. ci sentimmo per telefono, fissammo un  appuntamento e mi presentai nel suo studio con i classici 10 minuti di anticipo


Mi sedetti nella saletta d’attesa e li aspettai di vederlo aprire la porta


Nel frattempo mi guardai attorno e nel silenzio mi accorsi che i rumori della città erano scomparsi, lasciando posto alle voci provenienti proprio dalla stanza accanto. 


10 minuti di colloquio ai quali partecipai anch’io come uditore, sentendo ogni cosa nonostante la porta chiusa.


Lo studio è un po’ particolare ed appartiene ad un luminare dell’oncologia. Non si va da lui per rimuovere un tappo di cerume o un mollusco sulla pelle.


A un certo punto i toni cambiano, si parla della prossima visita, sento i saluti e mi preparo in piedi accanto alla porta, pronto ad entrare. 


10 maledetti minuti di anticipo, la prossima volta giuro arrivo in ritardo!


Da quella porta uscì la madre di un mio carissimo amico. 

Non ha senso far finta di niente, non si può guardare da un’altra parte dopo che gli sguardi si sono incrociati e non resta altro che sospirare costernati. 


In un istante ti rendi conto di sapere tutto di una persona, purtroppo quella sbagliata, quella che conosci e alla quale avresti solo potuto augurare ogni bene ma che, da quel momento, suo malgrado condivide con te un segreto.


Non ricordo nemmeno cosa ci siamo detti sulla soglia di quella porta ma non c’era in effetti molto altro da dire. 


Mi ha stretto il cuore vedere in un adulto, più grande di me, lo stesso comportamento di un bambino impacciato che nasconde l’evidenza: non era vero, non era lì solo per un controllo con il medico di famiglia, ma ho fatto finta di crederci cercando di non far trapelare nulla di ciò che in quel momento provavi. 


L’appuntamento non si è svolto serenamente perché mi ribolliva il sangue sangue, ho provato un senso di profonda disapprovazione per quel medico e non avevo nessuna intenzione di averci più nulla a che fare. 


Di fatto c'erano ben pochi adempimenti da approntare e il mio lavoro sarebbe stato poca cosa, ma ho iniziato a fare domande che il medico non si aspettava.

Quante persone riceve il giorno? Come fa per evitare che le persone si incontrino? Cosa succede se un paziente arriva prima? Tutte domande senza risposta, anzi, tutte domande delle quali il luminare non ha nemmeno compreso il senso.


Fisime.


Cercando di condurlo per mano al nocciolo della questione, notai una crescente perplessità, come se davanti a lui ci fosse uno sprovveduto che, anziché pensare alla messa norma e agli adempimenti previsti dal GDPR gli stesse solo facendo perdere tempo. 


Certe persone io non le posso aiutare  


Alla fine ci salutammo e, visto che non ero riuscito ad arrivare assieme a lui ad una conclusione, feci come si fa con i bambini e gli dissi in sintesi cosa fare: “metti una cazzo di radio in sala d’attesa”.


A quel dottore non ho mai mandato né un preventivo né una fattura, ho bloccato il numero di telefono le e-mail. 

Faccio così con chi mi fa male male o prova a farmi male. 


Due mesi dopo, non sono riuscito a partecipare al funerale. 

Mi vergognavo di sapere, mi vergognavo di avere più informazioni di suo figlio, mio amico fraterno da 4 decadi. 


Ho odiato quel medico.


Ci vuole un po’ per riprendersi e a volte buttarsi nel lavoro aiuta, quindi mi sono aggrappato ai tecnicismi per metabolizzare e superare questa esperienza. 


Sì il GDPR ti obbliga ad avere la musica d’attesa in sala, la fottutissima musichetta che ovatta tutto, omogeneizza i suoni e, di fatto, offusca dati personali che, senza musica, sarebbero nella disponibilità di chiunque.


Il GDPR prescrive misure di protezione adeguate e l’adeguatezza è definita dal tipo di dato trattato, dal contesto, dal rischio e dalle concrete modalità con cui il dato può essere trattato.


Un lavoro come il suo, fatto di parole, non può essere protetto con una password o con un impianto di allarme. A nulla serve uno scintillante documento di valutazione, un registro dei trattamenti o la fantastica procedura per i data breach dalla copertina colorata se poi, all’atto pratico, si trascurano banalità e ovvietà come il fatto che chiunque sia in attesa possa ascoltare ciò che viene detto dall’altra parte della porta. 


Il GDPR non chiede di ricevere i clienti in una camera anecoica.


Il GDPR non pretende una porta imbottita ed insonorizzata come nello studio di Don Vito Corleone. 


Il GDPR non chiede di installare un sofisticato sistema di contro rumore e soppressione attiva del rumore.


È il buon senso che suggerisce cosa fare e, a volte, la soluzione è più semplice di quello che possa sembrare. 


Prescindendo dalla esperienza personale, resta una considerazione importante e trasversale, applicabile ad ogni trattamento e ad ogni contesto: bisogna verificare sul campo cosa accade realmente perché non esiste una checklist che possa coprire tutte le casistiche.

Il dato personale deve essere concretamente tutelato e protetto nella sua riservatezza, integrità e disponibilità, in ogni circostanza, anche quelle atipiche e non documentate, non descritte da checklist o riscontrate in precedenza. Ci vuole tanta fantasia ma ci vuole anche la capacità di vedere le cose in una prospettiva diversa dalla propria perché ciascuno di noi tende a normalizzare comportamenti che, solo ad occhi esterni, possono sembrare problematici. 


Il lavoro fatto di parole dovrà essere organizzato in modo che quelle parole rimangano in un ambito molto ristretto e che siano udibili solo ed esclusivamente dal paziente a cui si riferiscono.


Allo stesso modo, il lavoro fatto di immagini o testi su uno schermo dovrà essere organizzato in modo da limitarne la visibilità, un lavoro fatto di gesti dovrà essere organizzato in funzione delle sue peculiarità.


Non farlo significa violare il GDPR ma, ancora di più, trattare i dati in modo pericoloso causando danni alla persona a cui i dati si riferiscono e causando danni collaterali di cui spesso non si riescono a prevedere i contorni. 


Prosit. 


01 agosto 2018

"Esistere" non è un data breach. Riflessioni sul dato manifestamente pubblico.


Sono tornato al mare, al mio mare, e, a distanza di un anno, ho incontrato persone che conoscevo e che sono cambiate rispetto all'immagine e al ricordo che ne conservavo nella memoria. In particolare mi ha colpito un amico che, non so per quale malattia, da sportivo atletico e tatuato ironman è diventato, purtroppo, uno dei tanti flagellati dalla sorte che fanno fatica ad allacciarsi le scarpe o bere da un bicchiere.

La mente si è subito intasata di pensieri e, tra questi, uno riguarda la privacy... e mi trovo a riflettere su un aspetto, magari marginale, ma rilevante quando ti scopri a vivere nell'imbarazzo costante e nel disagio incolpevole di una malattia visibile a tutti.

Mi chiedo quanto la sua voglia di uscire di casa, di guardare il mare, di continuare a vivere una vita libera possa essere mal interpretato e confuso  con una ipotetica volontà di manifestare pubblicamente un dato personale: la sua malattia. Come può essere confuso con un "consenso" all'uso del dato che tutti vedono? Come si può pensare che ciò che è manifestamente pubblico sia anche esente dai vincoli che la normativa impone per trattare un dato, specialmente se il dato è così sensibile e particolare?

Nel GDPR c'è un passaggio che mi impensierisce: i dati particolari (cioè i dati sensibili) possono essere trattati se sono "resi manifestamente pubblici dall'interessato". 

E' una follia applicare questo concetto al mio amico. E' ripugnante che qualcuno possa pensare di leggere la norma in tal senso e possa interpretare in modo così capzioso la mera esistenza di una persona.

Non sono impazzito e la questione non è peregrina e da anni questo accade impunemente.

Fin dai tempi del telefono a rotella, gli elenchi pubblici sono stati utilizzati per proporre enciclopedie, investimenti, prodotti di ogni tipo. Quegli elenchi,  bianchi o gialli, erano raccolti e pubblicati per permettere a amici e parenti di trovarsi o affinchè le aziende potessero essere contattate dai possibili clienti. Solo la fantasia e la malizia umana hanno permesso di "reinterpretare" l'uso corretto del dato invertendone la finalità. 

Più tardi, i siti web sono stati "fraintesi" nello stesso modo, e con tecnologie più raffinate. Sono stati creati web crawler in grado di scandagliare quantità gigantesche di siti web e raccogliere indirizzi e dati da usare per qualsiasi possibile finalità e senza troppi scrupoli.  ...tanto sono pubblici!

E ancora, sono serviti specifici interventi del garante per impedire che venissero usate le anagrafi (quella delle persone, il PRA, il catasto, gli albi pretori) per usi distorti e decisamente lontani dalla finalità della pubblicazione del dato originario.

Le cronache sono piene di "interpreti" dello stato di salute di personaggi famosi. Sono note le diagnosi a distanza, basate su fotografie, della malattia di Steve Jobs; sono numerosi i profili psico-patologici di Donald Trump; si parla molto in questi giorni del lungo segreto sulla malattia di Sergio Marchionne e in molti non digeriscono il fatto che nessuno si sia accorto di nulla e che l'informazione non sia stata resa nota. Resa nota? Forse, il fatto che non si potesse intuire nulla dalle pubbliche apparizioni ha destabilizzato chi era abituato ad utilizzare senza troppi scrupoli i dati maliziosamente ritenuti "manifestamente resi pubblici".

Peraltro, forse sarebbe più coretto chiamarli metadati

Con occhi onesti, è impossibile giustificare abusi simili e il buonsenso suggerisce che questi comportamenti non siano limpidi. La norma, tuttavia, è sempre rimasta un passo in dietro rispetto alla fantasia e sono stati necessari interventi specifici del Garante per limitare gli abusi.

Il GDPR ha un approccio differente e riesce, senza bisogno di interpretazioni o adattamenti, a disciplinare e limitare questi abusi... ma quello strano comma è troppo facile da fraintendere per chi ha così tanti anni di esperienza nel fraintendere norme e nello stiracchiare giustificazioni poco plausibili...

Credo che in ci sia un'ipocrisia di fondo nel voler leggere ciò che è visibile sotto la luce del sole come una pubblico e disponibile, come se ci fosse una manifestazione esplicita e consenziente di un dato riservato.  Non è lecito pretendere che la protezione del dato debba richiedere la sua segretezza. Non è giusto che una persona debba chiudersi in casa per non rendere visibile al mondo ciò che, agli occhi di tutti, è comprensibile con uno sguardo. 

Personalmente vedo un abisso tra il fatto di andare ad una manifestazione di piazza imbracciando una bandiera e il semplice fatto di esistere mostrandosi al mondo.

Il GDPR, letto con onestà, non ci autorizza a considerare come manifestamente pubblico tutto ciò che è visibile e non ci autorizza a fare qualsiasi cosa con un dato pubblicamente visibile. Forse è necessario rileggere quell'articolo del GDPR con la stessa logica che applichiamo al consenso: forse bisogna essere certi che chi rende manifesto un dato, lo faccia in modo attivo, volontario, consapevole, libero, specifico, inequivocabile, per una finalità chiaramente individuata e condivisa.
Rivedo al mio amico e penso che, in caso contrario, mancherebbe qualcosa: la legittimazione all'utilizzo di quel dato.

Fino a che punto è una manifestazione pubblica del proprio pensiero il rifiuto di parlare al citofono con un fedele che predica casa per casa il proprio credo? Questo comportamento potrà legittimare una mappatura della città segnando gli indirizzi ostili e quelli affini al suo pensiero? Anche senza scomodare le recenti sentenze sui testimoni di geova, penso che la trasparenza richiamata dal GDPR contenga già la risposta.

Decisamente non si può dire che ciò che avviene alla luce del sole sia una manifestazione volontaria di un dato personale e del implicito consenso all'uso che chiunque possa fare di quella informazione.
Decisamente nessuna norma chiede alle persone di limitare alla sfera più privata il proprio comportamento libero, anzi, semmai è vero il contrario.
È molto più corretto entrare nell'ordine di idee opposto: la norma oggi garantisce alle persone di poter vivere serenamente, alla luce del sole, sapendo di godere di una tutela forte che garantisce loro che le informazioni colte da ogni osservatore non possono essere utilizzate in modo malizioso.

Forse è poco evidente, ma la libertà richiede questo tipo di protezione del dato e delle persone.
Senza questa tutela, non potremmo andare ad una messa, mandare i bambini all'oratorio, leggere un certo giornale seduti al parco, ascoltare una certa canzone, andare in vacanza in un certo periodo dell'anno, digiunare dall'alba al tramonto, utilizzare un copricapo particolare, prendere il sole mostrando un tatuaggio evocativo... non potremmo cercare di vivere la propria vita alla luce del sole, combattendo un dolore o una malattia.

CB.