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Ciao

Benvenuta e benvenuto nel Blog di Christian Bernieri. Sei in un posto dove riflettere e rimuginare in libertà su privacy, sicurezza, protezione dei dati personali e sui fatti che accadono nel mondo, sempre in salsa privacy. Con una tempistica assolutamente randomica, con format per nulla omogenei, con un linguaggio decisamente inappropriato, senza alcuna padronanza della grammatica e della sintassi, ti propongo articoli che nessun editore accetterebbe mai di pubblicare... Divertiti.
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17 maggio 2024

"Occhio di aquila"...alias "dove osano le quaglie".



Fulgido esempio di corretta dialettica tra Polizia Municipale e Automobilista.


Prendo spunto da episodi di vita quotidiana. Scene di ordinaria follia che ciascuno può sperimentare parcheggiando a Milano.

Premetto, appartengono alla categoria “ti piace vincere facile” e, per questo, parliamo di MULTE.


Eccolo li, il mio hater sta già sta pensando: “Ma certo, hai preso una multa e quindi dici governo ladro, sindaco dimettiti, vigile infame.” "Quindi" è una parola molto usata da chi non ha sale in zucca.


Ma proprio no.


Non è il mio pensiero, anzi, io mi arrabbio con i vigili che indugiano nei bar nei giorni di pioggia o che sorvegliano in 7 una minacciosa buca, manco fossero i nani intenti a scavarla. Preferisco che si guadagnino lo stipendio facendo tanta prevenzione sulle strade, aiutando i pedoni in difficoltà e sanzionando chi commette infrazioni.



Torniamo a noi, parlando di multe e di come i nostri dati vengono trattati dal Comune di Milano, in violazione di un principio fondamentale del GDPR: il principio di esattezza.


Forse non tutti sanno che… i dati devono essere trattati in modo esatto. Un titolare del trattamento, come il Comune, non può trattare dati errati, o raccogliere dati errati. Il comune deve fare ogni sforzo per trattare unicamente dati esatti e, se necessario, correggerli. Il trattamento di dati non esatti, oltre ad essere una violazione di legge, ha delle implicazioni concrete come


  • l’accesso ad un servizio, o meglio, l’impossibilità di accedervi

  • costi e fastidi per far allineare i dati dei pagamenti con le rispettive posizioni, 

  • recapito corretto e tempestivo di atti e corrispondenza, 

  • agevolazioni varie che dipendono da informazioni sulla persona, ecc. 


In alcuni casi compete al cittadino curare l'aggiornamento dei dati, per esempio, notificando la nascita di un figlio o il cambio di residenza al proprio comune, in altri casi compete al comune essere preciso e diligente nell’acquisire i dati in modo corretto ed esatto. Solo per fare un esempio, il comune deve acquisire dal ministero competente i dati corretti dell’intestatario dei veicoli sulla base dei numeri di targa rilevati, in modo da recapitare le multe alla persona giusta e non ad un ignaro cittadino estraneo ai fatti contestati.


Cosa accade a Milano? 

Dove sarebbe questa presunta illecita acquisizione e trattamento di dati errati?

Per l'appunto, troviamo qualche problemino nella gestione delle multe e, in particolare, di quelle rilevate con la pesca a strascico, tanto cara ai nostri amministratori.


Telecamera in uso per i controlli. “Agenti più efficienti - Città più sicure”, lo slogan commerciale è tutto un programma.
Telecamera in uso per i controlli. “Agenti più efficienti - Città più sicure”, lo slogan commerciale è tutto un programma.



Narra la leggenda che, un tempo, i vigili dovessero prevenire le infrazioni. Trovando una macchina ferma in modo improprio, con a bordo il conducente, si avvicinavano fischiettando e il conducente, un pò imbarazzato, ogni maledetta volta, diceva la stessa frase: “sto andando via”. Problema risolto.

In effetti il codice della strada distingue tra fermata e sosta e la situazione, abbastanza frequente, in cui il conducente è a bordo si colloca proprio in una zona intermedia di valutazione e di buon senso che può ricadere sia nella fermata che nella sosta a seconda delle circostanze. C’è sicuramente chi stiracchia la fermata prolungando maliziosamente la sua durata (malandrini) e c’è sicuramente chi sanziona la sosta brevissima esagerando in rigidità (no comment). Vabbè, gli imbecilli sono omogeneamente distribuiti nella popolazione.



Oggi le cose sono un pò cambiate. Dopo l’introduzione dei sistemi di rilevazione automatizzati la prassi è cambiata sia con riferimento ai vigili quanto agli ausiliari del traffico, tanto temibili quanto è temibile l’ignoranza associata al potere.


Oggi, i veicoli preposti alla verifica delle infrazioni sfrecciano veloci confidando nella infallibilità delle telecamere e dell’algoritmo. Dopo ogni pesca a strascico si fermano brevemente per cliccare OK OK Ok Ok Ok Ok Ok, scorrendo le varie foto corrispondenti ai veicoli da sanzionare.


Il nome del progetto è tanto evocativo quanto deludente: “occhio di aquila”. Ricorda il motto popolare “non sei decisamente un'aquila" normalmente riferito alle persone stupide. 

Le telecamere, effettivamente infallibili nelle prestazioni ottiche, sono stupide. Se rilevano un veicolo in una determinata posizione lo registrano e documentano alcuni elementi in modo preciso. Ciò che le telecamere non riescono a fare è valutare situazioni che richiedono un cervello come, per esempio, valutare la differenza tra un veicolo che effettua una formata ed uno in sosta, oppure un veicolo con il conducente al volante o nei pressi dello stesso.

In effetti, il sistema “occhio di aquila” dovrebbe fare affidamento sul cervello di chi ha programmato la logica del suo funzionamento, gli algoritmi sottostanti e, cosa più importante, dovrebbe basarsi sul cervello degli operatori.

Purtroppo entrambi questi cervelli sono evidentemente etichettati "ab-qualcosa".


La pesca a strascico, poco raffinata sotto il profilo dell’algoritmo, se non può contare sull’intervento di cervelli pensanti, finisce per essere limitata alla mera raccolta di immagini di veicoli, sanzionati sulla base di scarni criteri predefiniti e applicati acriticamente sulla base di targa e posizione: pass-si / pass-no / pagamento-avvenuto / pagamento-scaduto / esenzione / stop.


Il ministero, in effetti, ripropone le antiche logiche basate su l'insostituibile valore della persona umana e autorizza l’impiego di questi sistemi di rilevazione a strascico solo in presenza di due condizioni:


  1. che ci sia un agente a visionare il tablet attraverso il quale si gestisce il sistema

  2. che il conducente dell’auto sanzionata non sia nei paraggi o al volante


Il ministero si è dimenticato di precisare il fatto che l’agente abbia un cervello e che lo abbia effettivamente messo in funzione. A volte l’elemento umano è deludente.




Qui nasce il problema, qui si verifica la violazione del GDPR, qui i dati sono maltrattati, o meglio, trattati illecitamente.



Nella inarrestabile marcia delle macchine dotate di telecamera, vengono raccolti dati in grande quantità, molti dei quali errati.

I veicoli che effettuano una fermata o con conducente a bordo, vengono registrati in modo identico a tutti gli altri veicoli e “giudicati” secondo una logica formalmente corretta e in applicazione del codice della strada. Peccato che il codice parli alle persone, dotate di cervello e di raziocinio, e non alle macchine e il risultato è una fantastica e scintillante violazione del principio di esattezza dei dati, imposto dal GDPR.


La macchina che effettua una fermata, ripresa e classificata come in sosta non è altro che un errore nell'acquisizione di dati personali.

Inoltre, così facendo, il funzionario attesta l'assenza di una persona da determinato luogo e, se ciò non corrisponde a verità, siamo in presenza di un secondo dato personale errato.



L'ESPERIMENTO: giro molto per la città e, quasi per caso, mi è capitato di seguire alcuni di questi veicoli a Milano e notare la stranezza del comportamento. Incuriosito, ho prestato loro una particolare attenzione nell'arco di alcuni mesi. In pratica, ho fatto un periodo di osservazione durante i miei normali spostamenti. Ho collezionato una casistica notevole, certamente non è uno studio rigoroso ma è una attenta osservazione effettuata in varie zone, in diversi giorni e, quindi, non rappresenta l'errore di un singolo funzionario lazzarone. E' un comportamento abituale, routinario, preordinato, costante e, certamente, deliberato. Il punto è da chi.
L'esperimento mi ha appassionato talmente da indagare e raccogliere una casistica di multe attribuite a veicoli con conducente a bordo. Il campione, anche in questo caso, è personale: vicino a scuola, alle varie palestre, ai colleghi ecc. Persino i trasportatori di un'azienda che seguo mi hanno aiutato con la loro personale esperienza. Ho deciso di investire denaro nella ricerca: ho trovato uno dei veicoli "occhio di falco", l'ho superato durante una sua sosta, mi sono accostato qualche centinaia di metri più avanti, restando alla guida del veicolo con finestrino abbassato e la portiera lato passeggero aperta... Taaac. Immancabile, alcuni minuti dopo il passaggio della macchinetta rossa e bianca è arrivata (sulla APP del Comune - fascicolo del cittadino) la notifica della violazione per una infrazione che non ho commesso.


Non bene, direi.




Tornando alle questioni tecniche, si potrebbe anche parlare delle implicazioni relative all’articolo 22 e del Processo decisionale automatizzato sottostante e scoperchiare un pandemonio ma il discorso sarebbe limitato a pochi addetti ai lavori. Non occorre andare tanto sul fine poichè, Occhio d'Aquila, viola le norme del GDPR in un modo ben più basilare, andando a frustrare un principio fondamentale, chiaro e cristallino contenuto nell’art 5 del GDPR: il principio di esattezza 



I dati personali sono trattati lecitamente solo se sono esatti e, se necessario, aggiornati; devono essere adottate tutte le misure ragionevoli per cancellare o rettificare tempestivamente i dati inesatti rispetto alle finalità per le quali sono trattati. Il titolare è responsabile per l’applicazione di questo principio e deve essere in grado di comprovarlo.


Se si chiedesse ad un operatore, vigile o ausiliario, risponderebbe alzando le spalle. Certamente, lui deve fare ciò che gli viene detto di fare, gli imbecilli sono i suoi capi, quelli che danno gli ordini e su su fino al vertice.... e poi ogni persona ha il diritto di sbagliare.

Forse il vigile ha anche degli obiettivi da raggiungere e non può permettersi di indugiare ed indagare il senso degli ordini che riceve.

Il sistema è pensato proprio per questo, per ottimizzare le risorse, per gestire i grandi numeri, non è colpa sua né del comune se i veicoli a milano sono tanti, forse troppi.


Anime candide, ma certo, nessuno ve ne fa una colpa.


Però sarei meno accomodante sul ruolo dell’amministrazione, dei suoi dirigenti, nominati o eletti, che ha pensato, progettato, realizzato ed organizzato un sistema che tiene conto solo di alcune esigenze, pur evidenti, della cosa pubblica, frustrando norme di legge, diritti delle persone, logica, correttezza e buonafede.


Si, questo sistema è stato organizzato in modo da non rispettare i principi di legge che dovrebbe rispettare. Vi è una blanda copertura meramente formale e non sostanziale, ma non affiancata da misure di verifica e di controllo o meccanismi che rendano effettiva l'attuazione dei due requisiti obbligatori sopra descritti. È bizzarro, un sistema destinato all’accertamento e sanzione delle violazioni di norme… che viola esso stesso norme alle quali è soggetto e che dovrebbe rispettare fin dalla progettazione.



Sono certo che nelle delibere, nei regolamenti tecnici, nelle istruzioni operative ci siano tutti gli elementi per poter dimostrare che questa stortura non possa succedere, un trafiletto, una noticina, magari interi capitoli.

Sono sicuro che quella scimmietta cliccatrice che preme Ok Ok Ok Ok Ok Ok Ok Ok Ok Ok Ok Ok Ok Ok Ok Ok Ok abbia dei coloratissimi popup che gli ricordano di controllare se la macchina è in sosta o in fermata e se il conducente è nei paraggi.

Ci vorrebbe un Meme...







Mi immagino anche il "disinvolto faccendiero", fiero del suo lucido pensiero, tutto teso ad assolvere la propria coscienza, spaventata all’idea di svolgere il gravoso compito in modo becero: “...come faccio a sapere che quello lì è proprio il conducente? Non lo so, quindi per me non lo è, premo Ok”.

 

Sono sicuro che tutto sia formalmente corretto…  Ma, ciò nonostante, succede il peggio, il comune lo sa benissimo e non fa niente per migliorare le cose.


Come sempre, immancabilmente, tutto ciò che precede un “MA” equivale a un cumulo di letame. (si vedano esempi fulgidi tipo  “non sono razzista ma…”, “hai ragione, ti hanno molestato ma…”, “non sono fascista ma…”, “ti amo ma…”)




Si pone dunque l'eterno problema: c
hi controlla il controllore?

"chi" non penso sia difficile da gestire, magari il "come" diventa più interessante.

Io farei esattamente come si stima la produttività in ambito industriale.


Cronometro alla mano, prendo un lavoratore ordinario e misuro il tempo totale del suo ciclo di lavoro.

Passo con la macchina, mi fermo a fine tratto, esamino i risultati della scansione automatica, rilevo i veicoli segnalati in violazione, scendo, vado da ciascuno di essi e verifico se c'è conducente a bordo, mi guardo attorno per capire se è andato a pagare al parchimetro, se sta scaricando i bagagli o se, in sostanza, è in fermata anzichè in sosta, magari tocco il cofano per capire se è appena arrivato, ripeto per ogni macchina segnalata e annoto quali sono effettivamente in divieto di sosta. Dopodichè torno al veicolo "occhio di aquila", mi siedo, prendo il terminale, sblocco, accedo (mica l'avrò lasciato aperto e sbloccato, voglio sperare), eseguo l'inserimento dati, segno le rilevazioni veritiere, cancello le rilevazioni che non costituiscono violazione al codice della strada, chiudo e procedo. Questo tempo, campionato in diversi scenari, darà un risultato che cambia in funzione della percentuale di veicoli in violazione, della lunghezza della via, dal tempo atmosferico, ecc. Avrò un criterio con il quale valutare l'operato dei miei accertatori.

A quel punto, diventa facile capire che un accertatore che ordinariamente impiega X secondi per ogni veicolo forse non sta facendo bene il suo dovere se in un tempo 100X ha rilevato 5.000 veicoli.

Attenzione, questa cosa si può fare ma costituisce un potenziale controllo a distanza dei lavoratori pertanto, dice l'articolo 4 dello statuto, deve essere concordata con le rappresentanze sindacali o autorizzata alla Direzione Territoriale del Lavoro.... "per la privacy" tanto per restare in tema.



Applicando la logica con cui il Garante interpreta situazioni analoghe, in cui la forma non corrisponde alla sostanza, la situazione può solo peggiorare. Fantastiche regole, scritte ma non applicate, non escludono la violazione del GDPR. E nemmeno servirà dare la colpa all’ultima ruota del carro: l’ausiliario che trasgredisce i manuali e le procedure non esime la sua amministrazione dalla responsabilità. 

Perchè?  Perché il titolare deve applicare  i principi di liceità e dimostrare di aver attuato tutte le misure ragionevoli necessarie per il trattamento.



In altre parole, 

  • hai fretta? Sono problemi tuoi, devi metterci il tempo necessario; 

  • le macchine sono tante? Non importa, le verifichi bene una per una;

  • devi coprire il territorio ed è vasto? Sono problemi del comune che deve aumentare le forze in campo; 

  • le macchine sono troppe? Chissenefrega, è il tuo lavoro e le tasse aumentano con l’aumentare dell’utenza

  • i tuoi collaboratori sbagliano? Sceglili meglio, fai formazione, verifica, fai doppio controllo, non puoi dare incarichi di responsabilità a dei deficienti.

  • piove? Esticazzi, è il tuo lavoro, scendi comunque, con l'ombrello e controlli che non ci sia il proprietario dentro o attorno


E poi… siamo sicuri che in separata sede non abbiano ricevuto istruzioni verbali incoerenti con quelle formali? Magari no, ma magari lo si fa capire o lo si tollera?   Già, sarebbe un bel problema anche perché tollerare comportamenti scorretti che, guardacaso, avvantaggiano l’ente corrisponde a sponsorizzarli e, di conseguenza, ad approvarli. Ma questo è un terreno scivoloso e lo abbandono subito.


Temo che tutto questo ragionamento sia minato alla base da una triste considerazione:

nessuno ha intenzione di fare bene questo mestiere, quello che conta è il gettito. Se ci sono difficoltà normative o formali, si cambia il codice della strada per legittimare metodi efficienti, utilissimi per gestire i grandi numeri. In effetti è ciò che è accaduto con l’avviso di accertamento che, allungando i tempi di contestazione delle infrazioni, è diventato facoltativo. Ma anche questa è un’altra storia.

Questo è ciò che le persone percepiscono e, anche per questo, sono spontaneamente nati fenomeni come Fleximan.


Tornando a noi, noi DPO, noi appassionati artigiani (come idraulici) della protezione dei dati, a noi gente comune i cui dati sono maltrattati, concediamoci alcune considerazioni.


Si, il comune di Milano ha un problema. Acquisisce e tratta i dati in violazione del principio di esattezza non discriminando tra fermata e sosta, applicando sanzioni sulla base di criteri che, di fatto, non sono verificati correttamente e questo è, a tutti gli effetti, un dato personale.


Si, il comune di Milano ha strutturato un sistema fallace, che nella sostanza disattende le sue stesse previsioni, generano un elevato numero di trattamenti illeciti


Si, il problema è essenziale e riconoscibile e tollerarlo significa volerlo.


Si, c'è un processo decisionale automatizzato in violazione dell'art 22 GDPR.



In ultimo, un pensiero amaro. Nessuno fa ricorso. Nessuno prova a tutelarsi per una semplice legge di natura: la coperta è sempre troppo corta.

Se, per non pagare €25, devo mettermi davanti al computer, scrivere per un'ora, sentire l’amico avvocato per un consiglio, mandare una pec “spendendo” un tempo che mi costa dieci volte tanto la sanzione e, perdipiù, rischiando il raddoppio della sanzione se il ricorso viene respinto, lo evito.     Semplicemente non faccio ricorso.


Se parlassimo di €5.000, gli sforzi per ottenere giustizia sarebbero sensati ma, dato che nessuno mi rimborserà per i costi, diretti o indiretti, della lotta al disservizio, ogni sforzo per opporsi smette di essere ragionevole.


Anche per questo i numeri non sono confortanti. Non ha senso ragionare  con i numeri dei ricorsi per sostenere che il meccanismo funzioni e che le persone non ci provano nemmeno perchè sono colpevoli e lo sanno e bla bla bla. Semplicemente le persone non hanno voglia di scontrarsi con un muro di gomma, facendosi male e perdendo serenità, tempo e soldi.



Che schifo

A me fa schifo perché ho la netta sensazione che questo non sia un effetto collaterale del sistema ma  sia un elemento intenzionale e sistematico, forse è il sistema stesso.


Ribadisco, non sono certamente un automobilista incattivito, ma sono un DPO amareggiato da una pubblica amministrazione deludente.



E poi sono un milanese.


A Pescara si parcheggia tutto il giorno con €2. Chi non paga è scemo.

Nei paesini si paga con i centesimi e tutto ciò non esiste.

Nelle località turistiche il parcheggio costa un pò di più ma almeno vedi il mare, i monti, i monumenti, tante belle cose, ecc.

A Milano, e ciascuno faccia le proprie considerazioni, €25 di sanzione sono comunque una somma inferiore al pagamento dei parcheggi (€3/h + €7,50 AreaC). Ne consegue che, se parcheggio a vanvera, senza pagare, ne avrò sempre una convenienza, almeno finché non verrò sanzionato ogni singolo giorno e, allo stato attuale, non è così. 


Ciascuno faccia i propri conti e le proprie valutazioni anche in funzione del fatto di essere “poco ricco” …o poco povero, per usare l’immaginario di Zalone.


Ma i conti con le norme di legge li devono fare tutti, compreso il comune di Milano.


PS. queste considerazioni valgono anche per altri comuni ma preferisco esprimermi per quelli che frequento e dove ho una veste di “interessato”.



Prosit.






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09 maggio 2024

Bisogna essere ciechi per voler vedere tutto

In occasione del Giubileo, Roma si vuole dotare di mille mila telecamere “intelligenti” con riconoscimento biometrico, per identificare soggetti criminali e aiutare a gestire la sicurezza in occasione dell’arrivo di turisti e pellegrini. ( QUI un articolo a riguardo)

 

IMHO, le dichiarazioni trionfanti di questi giorni possono essere solo balle o cazzate.




 

Può non piacere ma la grandezza di Kubrick come regista è indiscutibile. Nella sua opera “2001 Odissea nello spazio”, l’inquietante protagonista è un occhio, anzi, peggio, una telecamera.

 

Ogni telecamera genera una sottile inquietudine nell'animo, è un oggetto misterioso perché si ha l'impressione di essere sempre osservati, a prescindere dalla propria posizione o comportamento. Questo non accade con occhi umani perché, istintivamente, sappiano decifrare Il loro movimento e dove puntano: sappiamo di essere all'interno di una visione periferica oppure percepiamo di essere osservati con sguardo diretto.  Un contatto oculare è sempre un’emozione, non necessariamente bella, e ci si sente toccati da vicino, direi dentro. Con il tempo, tutti maturiamo la consapevolezza e il controllo dello sguardo altrui.

Fin da bambini, riusciamo persino a sfuggire allo sguardo di un insegnante che cerca chi interrogare scrutando la classe, di un genitore che rimprovera o di una fidanzata (giustamente) arrabbiata.

 

L’occhio di HAL9000, al contrario, non si sposta, non si orienta per seguire le persone, vede tutto, guarda sempre.

Oltre a questo, l’occhio di HAL9000, così come ogni telecamera, non ci permette di capire chi sia la persona che guarda, quella dietro allo schermo.

 

A peggiorare la situazione c’è la consapevolezza che ogni telecamera può essere registrata. Direi che è più di una mera possibilità, è una certezza. Il fatto che le immagini siano effettivamente cancellate dopo pochi giorni resterà sempre e solo una pallida speranza basata su una sbiadita promessa, che nessuno controllerà mai.

 

Per questo, da sempre, le telecamere sono regolamentate in ogni ambito, nel pubblico, nel privato, sul lavoro, in condominio e in ogni luogo. Molte norme e altrettante applicazioni si sono susseguite nel tempo, con parziali sovrapposizioni e, da ultimo, sappiamo bene tutti cosa prevede il GDPR, cosa impone lo statuto dei lavoratori e cosa ha pubblicato il Garante a proposito di videosorveglianza.  Non mi dilungo ma sottolineo un dettaglio che potrebbe sfuggire ai più: le telecamere finte o guaste non fanno eccezione e sono regolamentate tanto quelle vere e funzionanti.

 

Chiunque rimane sorpreso da questa anomalia normativa, percepita come una esagerazione incomprensibile. Ma come, se non c’è registrazione, quale norma sto violando? Dove sono i dati personali?

 

C’è una ragione per questa apparente follia normativa.

 

La telecamera, anche se finta, ha molte implicazioni:

 

1 – CONDIZIONAMENTO.

Le persone sono a disagio e provano una profondamente inquietudine in presenza di telecamere.

Certamente ci saranno anche cittadini null’affatto preoccupati e indifferenti ad ogni sguardo, ma, con buona pace dell’ego, non sono loro il soggetto sulla base del quale si fanno le regole. I soggetti da tutelare non sono quelli che si sanno arrangiare o indifferenti ad un certo diritto bensì quelli più fragili e bisognosi. “Gli ultimi”, per usare un termine che andrebbe rispolverato e nobilitato.

Pare inutile sottolineare che, per le finalità dichiarate e desiderate, non avrebbe senso rendere riconoscibili le telecamere finte o spente per permettere di distinguerle da quelle in funzione.

 

Potrà sembrare strano ma la domanda fondamentale è questa:

un ipotetico passante che desidera scarabocchiare un manifesto, donare soldi ad un mendicante, pregare o intervenire per sedare una lite… si comporterebbe nello stesso modo se avesse  la consapevolezza della presenza di una telecamera? Oppure eviterebbe comportamenti che, a posteriori, potrebbero essere controproducenti per lui? Questo vale nel bene e nel male, ovviamente, ma non dimentichiamoci che “condizionare” i comportamenti significa togliere libertà e, garantisco, sono ben pochi i comportamenti vietati (per ora). Tutti dobbiamo poter agire in modo libero e responsabile, almeno finchè non saranno definiti comportamenti vietati. A quel punto, saranno lecite misure di prevenzione e deterrenza per impedire tali comportamenti. Fino ad allora, ogni forma di coercizione o condizionamento è un abuso e va combattuto perché non deve trovare spazio nelle nostre vite.

 

[Nota disambigua: il nostro ordinamento non si basa sui divieti ma sulla punizione per la violazione delle norme. Sono due cose molto diverse.   Non è vietato dipingere i baffi sul manifesto del candidato XYZ. Si può fare, eccome, vanno però accettate le conseguenze se questo comportamento viene giudicato una violazione di una legge. Se compero il manifesto e lo appendo in camera, posso scarabocchiarlo, tirarci dentro le freccette o bruciarlo senza violare alcuna norma (per ora). Se lo facessi in metropolitana, la cosa potrebbe cambiare… ma non è detto. Occorre comunque un giudice che lo dica.

Dal giorno in cui questo comportamento sarà vietato, saranno sequestrati i pennarelli dalle cartolerie, sarà vietato portarne uno nei pressi di un manifesto, sarà messo un sorvegliante (o una telecamera) accanto ad ogni manifesto, sarà vietato farlo anche nella propria casa, saranno puniti gli attacchini che, per errore, sgualciranno il manifesto e lo stato dovrà fare quanto necessario per impedire attivamente questo terribile comportamento. Non siamo in Cina. Non siamo in Iran.]

 

 

2 – AFFIDAMENTO

Le telecamere generano l’aspettativa di poter accedere alle registrazioni e questo affidamento non può essere deluso.

Tutti noi ci comportiamo in modo diverso se sappiamo che qualcuno ci guarda, che potrà testimoniare sullo svolgimento di eventi e che le situazioni potranno essere ricostruite a posteriori. Le telecamere possono essere di una pubblica amministrazione o un’azienda privata, ma i dati in esse contenuti, le registrazioni, costituiscono dati personali appartenenti alle persone riprese e, come tali, possono essere chiesti ed ottenuti. Se un passante chiede la registrazione che lo riguarda, il proprietario della telecamera deve consegnarla. Se non lo facesse, sarebbe passibile di pesanti sanzioni per violazione del diritto di accesso ai dati garantito dal GDPR.

Una telecamera finta non registra dati ma, agli occhi di un passante, c’è e funziona e quindi il suo comportamento e le sue scelte saranno influenzate dalla consapevolezza di poter chiedere le registrazioni delle videocamere il giorno dopo.

 

Quel passante (un bravo ragazzo o un teppista, un fedele penitente o un benefattore) si sarebbe comportato nello stesso modo non avesse avuto la consapevolezza della presenza di una telecamera?

 

 

Certamente ci saranno anche cittadini null’affatto preoccupati e indifferenti ad ogni sguardo, ma, con buona pace dell’ego, non sono loro il soggetto sulla base del quale si fanno le regole. Stacce, campione!

 

 

 


Orbene, torniamo a Roma

 

A mio parere, senza essere direttamente coinvolto in alcun modo nella vicenda, penso che le dichiarazioni di assessori, sindaci e funzionari di vario rango possano essere qualificate solo in due modi:

 

 

Sono balle se il comune intende installare normalissime telecamere, collegate a normalissimi server, che non fanno altro che videoregistrare, ancorché dotati della capacità di “seguire” il passaggio di un soggetto da una ripresa all’altra. Questa funzione non rappresenta un trattamento di dati biometrici o riconoscimento facciale, come trionfalmente annunciato e, ovviamente, non ha alcun valore in termini di prevenzione dei reati, di individuazione di soggetti a rischio o sospetti, qualunque cosa questo significhi.

 

In questo caso, non vedo solo una delle solite sparate elettorali, ma una violazione. Non si può illudere la gente su mirabolanti caratteristiche di un sistema di sorveglianza se, all’atto pratico, queste caratteristiche non esistono.

Il Garante dovrebbe intervenire con lo stesso vigore che dimostra verso condomini, imprese e kebabbari frequentemente sanzionati per aver appiccicato al muro pezzi di plastica vagamente somiglianti a telecamere, ovviamente scollegate o non funzionanti ma che, giustamente, ingenerano condizionamento e affidamento.

 

 


Sono cazzate se il comune intende veramente installare un sistema dotato di riconoscimento facciale o biometrico di massa. Annunciarlo sarebbe sconsiderato poiché un sistema simile è pacificamente e notoriamente vietato. Il garante dovrebbe intervenire a gamba tesa e salterebbero delle teste.

 



Detto questo, resterebbe solo da commentare quanto sia stupida l'idea di titillare la gente facendo credere che con una telecamera intelligente sia possibile braccare ogni criminale, da quando esce di casa al momento prima dello scippo in metrò che intende commettere, neutralizzandolo con le teste di cuoio e salvando l'elettore contribuente.


 




La politica non sarà mai il mio mestiere perché sono fortemente a disagio alla sola idea di dire balle e non sopporto le cazzate.

Immagino che in un contesto più generale, per il bene collettivo e per la corretta gestione della cosa pubblica, siano necessarie persone di grande esperienza che sappiano trovare la giusta sintesi tra le più roboanti balle e le cazzate più sciagurate.  

È una fortuna che Roma possa contare su una classe politica capace di eccellere in questa nobile arte.


Prosit.








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