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Ciao

Benvenuta e benvenuto nel Blog di Christian Bernieri. Sei in un posto dove riflettere e rimuginare in libertà su privacy, sicurezza, protezione dei dati personali e sui fatti che accadono nel mondo, sempre in salsa privacy. Con una tempistica assolutamente randomica, con format per nulla omogenei, con un linguaggio decisamente inappropriato, senza alcuna padronanza della grammatica e della sintassi, ti propongo articoli che nessun editore accetterebbe mai di pubblicare... Divertiti.
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15 marzo 2024

Un piccolo uomo



Non so il tuo nome, non so nulla di te ma so che sei una giovane promessa, per molti un investimento, una speranza per altri.

So che lavori in un importante club di serie A che, per me, a prescindere dai colori, è poco più di una manica di imbecilli che corrono dietro ad una palla, circondati da una manica di imbecilli che li guardano correre. 

Ma questo è chiaramente un mio problema, so bene che sono fuori dal mondo, che c'è molto di più e che sono io a non conoscerlo. Non conosco il calcio, non lo pratico e non lo seguo, so che la AS Roma è una importante squadra, che muove molti soldi, che fa prosperare migliaia di famiglie, che i giocatori guadagnano tanto e fanno guadagnare tanto agli sponsor che, a loro volta, investono molto denaro e fanno girare il mondo. So anche che non conta nulla che un calciatore sia erudito, intelligente, sensibile, ironico o simpatico, basta che sappia fare tanti gol. In alcuni contesti bisogna anche essere del colore giusto per essere apprezzati come si merita.

Questo è tutto ciò che conosco del calcio e quindi, decisamente, non ti conosco come calciatore.

Ma, forse, conosco te da un altro punto di vista.

Tu sei solo un bambino e stai imparando a vivere nel modo più brutale di tutti: da solo, attorniato da cattivi maestri, con alle spalle una "famiglia" che ti protegge dalla maestra malvagia che ti vuole dare un brutto voto, con un amico di nome Lucignolo che ti fa godere al massimo, senza pensare ad altro.

Sei un bambino che, oggi, diventa un adulto e che scopre che le dolci parole che senti attorno a te sono bugie:

"tranquillo bambino, ci pensiamo noi"

"tranquillo bambino, va tutto bene"

"tranquillo bambino, non è successo niente"

"...non è colpa tua"

Perchè è questo che ti hanno sempre detto, ed è ciò che ti stanno dicendo anche adesso, ma attorno a te aleggia una sconosciuta sensazione di angoscia, che non hai mai provato, che non sai bene da dove venga e che tutte le rassicurazioni del mondo non riusiranno a mandare via.

Dai retta a un pirla, a uno che c'è già passato. Sai cosa vorrai fare fra poco? Vorrai rimbambirti di casino, di mille cose, di rumore, musica, botte e bordello. Correrai a perdifiato, e Dio solo sa quanto ne hai, ma quella strana sensazione ti seguirà ovunque, aspetterà paziente e ti raggiungerà sempre.

Poi cercherai di capire da dove diavolo viene e lo capirai solo guardando alle tue spalle, a chi sei, a chi sei stato il giorno in cui, con un telefono in mano, trovando un video di due persone che ben conosci che scopano, hai pensato solo "Me cojoni!" e hai toccato quella maledetta icona per condividerlo e mandarlo fuori da quel telefono.


"Quante storie per un solo invio" 

"Mica voleva fare tutto il bordello che è successo dopo"

"Sono gli altri che lo hanno condiviso infinite volte ma lui non centra"

"Perchè deve pagare lui quando lui è quello che lo ha condiviso meno di tutti"

"Sono loro gli zozzoni, se lo sono meritato"

"Non si lasciano queste cose sul cellulare, se la sono cercata"

...un florilegio di rassicuranti alibi. "Tranquillo, non è successo niente", appunto. Però ora è solo un brusio, un confuso rumore di fondo che viene presto sovfrastato da un acufene che ti trapana la testa e che non va via.

Continuano a trattarti da bambino, ma tu non riesci più ad ascoltare, non ti basta, inizi a capire che sono tutte stronzate, bugie, perché non sei più un bambino.


Benvenuto nel mondo dei grandi. Benvenuto nell'età della responsabilità.

Stai capendo che è colpa tua.

È colpa tua se due persone hanno perso il posto di lavoro.

È colpa tua se quelle due persone sono additate da tutti, se ora tutti le guardano in modo diverso, se la loro vita è diversa da prima, cambiata, peggiorata, e non sarà mai più la stessa.

La vita peggiorerà anche per tante altre persone, tu non lo sai ma salteranno delle teste, ci saranno dei processi, sentirai parlare di protezione dei dati, di codice penale, di diritti violati, di discriminazione, di tante strane cose che non capirai ma che, con il tempo, imparerai a riconoscere dentro di te.

Mi auguro che non accada ma, a volte, in questi casi, alcune vite si spengono del tutto.

È colpa tua se il tuo Club è in crisi nera e sta facendo la peggiore delle figure di merda, arrivando a negare l'evidenza per proteggerti.  Un tempo ne eri fiero, ti sentivi importante per questa falange armata attorno a te, ti sentivi invulnerabile ed era inebriante, ma ora è diverso. Ora sono tutte stronzate e non servono a cambiare le cose.

Il tribunale ti assolverà. Magari non quello di P.za Clodio ma sicuramente lo farà il tribunale della pubblica opinione... ti assolveranno tutti ma non ti basterà.

Che non si possa tornare indietro lo sapevi già, ma ora hai scoperto che non abbiamo nemmeno la possibilità di rimediare, che chiedere scusa non serve a nulla, che, qualunque cosa tu faccia, sarà sempre colpa tua.

Quando hai avuto in mano quel telefono hai visto tutto, marca, modello, ao gajardo, e via dicendo, ma non hai capito cosa fosse in realtà. Li dentro c'è la vita di una persona, anzi, di due persone. Di molte persone. Nel gesto di dartelo c'è tanta fiducia verso di te e tu l'hai tradita nel modo peggiore, ridendo.

È colpa tua non aver capito che quel telefono non è un pezzo di tecnologia ma un pezzo di vita privata, da rispettare, da proteggere.

È colpa tua se non ti sei fermato sulla soglia e l'hai varcata, se non hai provato vergogna ed imbarazzo nel trovarti, tuo malgrado, a condividere con quelle due persone qualcosa di così intimo e di così segreto. 

È tutta colpa tua.

È colpa tua se hai pensato di usare una debolezza umana, che ci accomuna, contro un tuo simile, senza renderti conto che tu non sei diverso, non sei immune, non sei un santo. Sei solo più fortunato e non hai ancora incontrato lungo il tuo cammino qualcuno che voglia divertirsi alle tue spalle ma, ti garantisco, ti capiterà. E allora capirai un altra cosa importante, di quelle che ti cambiano la vita... la capirai comunque, qualunque sia la tua erudizione, la tua sensibilità, per quanto possa essere spessa le tua scorza e alti i muri attorno a te. E da quel momento, ciò che capirai, non ti abbandonerà mai più. 

Purtroppo.



NOTA DISAMBIGUA: non so proprio niente di questa vicenda, non ho informazioni di prima mano e tutto può essere. Mi sono fatto un film nella testa che potrà serenamente essere smentito da ciò che emergerà. Ed emergerà.... perchè la merda galleggia.



28 gennaio 2024

I "Nomi dell'Odio": la lista dei cattivi non include chi abbandona bambini in ospedale.



Da ieri non si parla d’altro, precisamente da quando i quotidiani online e i TG hanno pubblicato e diffuso le immagini riprese dall’impianto di videosorveglianza di un ospedale a corredo di servizi riguardanti l’abbandono di un neonato.


A parte qualche sparuto e irricevibile sostenitore della bontà di questa pubblicazione, la massima parte delle voci manifestano disagio, dissenso, schifo, incredulità per il livello raggiunto dall’informazione pubblica.


In molti, ciascuno a modo proprio, hanno colto un punto importante della vicenda: questo uso della videosorveglianza disincentiva l’utilizzo dei percorsi preordinati per l’affido di un neonato e spinge le persone a ricorrere a strade differenti, ovviamente non legali, laceranti e, spesso, drammatiche. Mi riconosco molto in questa considerazione ed è il tipo di effetto collaterale per il quale nessuno si sente responsabile e che addossiamo sempre sulle spalle dei più deboli. Non è così, è colpa nostra.


Tutto ciò avviene dopo pochi giorni da un altro caso che mi ha toccato e che costituisce la premessa di quello odierno: un sindaco che, con toni paternalistici, invita una madre a palesarsi, aggiungendo una velata minaccia basata sul fatto che esistono le telecamere di sorveglianza e lasciando intendere che, in ogni caso, sarebbe stata ritrovata e punita.



Ecco i miei sulla questione, molto parziali, molto limitati, dalla prospettiva del DPO.

Spero di limitarmi a questo particolare punto di vista perchè, se mi allargassi, inizierei ad insultare molta gente e rischierei querele e rappresaglie.



first thing first: le telecamere.

telecamere intelligenti e tonte, evolute e obsolete, di nuova generazione e di Carlo Cudega, in 4K e in CGA, analogiche e digitali, connesse o a circuito chiuso, comunque siano sono ovunque. Ma “chi ce le ha messe?”.

Perché è questa la domanda fondamentale alla quale bisogna rispondere.

La seconda domanda fondamentale, alla quale deve rispondere chi decide di installare telecamente, è “perchè le mettiamo?”. Non è affatto una domanda banale e, se trascurata, apre la porta dell’inferno sulla terra. 


Chi si occupa di privacy (in particolare del diritto alla protezione dei dati personali) sa bene che prima di decidere è necessario fare delle valutazioni e che queste devono essere documentate e riscontrabili. Questa valutazione si chiama DPIA (Data Protection Impact Assessment) ed è un adempimento fondamentale.

Non è vero che le telecamere si possono mettere liberamente, a sentimento, perchè fa figo o perché un giorno potrebbero servirci. Niente affatto. Ci vuole una ragione per farlo, specialmente se sono inquadrati luoghi di lavoro, spazi accessibili al pubblico e ancora di più se parliamo di luoghi che, per loro natura, sono particolarmente delicati come un ospedale, una scuola, i bagni di un autogrill, un luogo d’incontro, ecc.

Spesso ho l’impressione che prima di installino le telecamere, poi si cerchi una forma per legittimarle. In alcuni casi non si fa nemmeno questo, dando per scontato che siano una cosa legittima, anzi, doverosa. 


Qui iniziano i problemi e possiamo iniziare a fare una lista delle persone che sono nei guai, un pò come i  Nomi dell'Odio di Arya Stark ma senza risvolti cruenti.

 

Nomi dell'Odio di Arya Stark (1):

-il titolare del trattamento cioè l’ospedale.


Ovviamente esistono ottimi motivi per mettere videocamere in un ospedale, ma i luoghi da inquadrare vanno scelti con un criterio che minimizzi la possibilità che accadano cose come quella a cui abbiamo assistito. Anche la durata della conservazione dei dati dovrebbe essere gestita con un criterio e tutti questi aspetti possono essere definiti unicamente se si è affrontato prima il dilemma primigenio:   “perchè le mettiamo?”


Dalle finalità discende tutto il resto. 

Vogliamo proteggere i beni? Ok, ma in sala d’attesa non ci sono beni da proteggere

Vogliamo evitare aggressioni al personale? Ottimo, ma allora le registrazioni le teniamo qualche ora, perchè l’aggressione va gestita subito, non dopo giorni

Vogliamo sapere chi entra in ospedale? Ottimo, allora le telecamere dovrebbero essere sul perimetro, non dentro

Vogliamo supervisionare da remoto un locale non presidiato? Fantastico, allora facciamo come in piscina, usiamo bassa risoluzione, quanto basta per capire se c’è qualcuno in attesa.

Vogliamo registrare ciò che fa la gente in modo da poter dare alla stampa le immagini e sputtanare per sempre due creature che disapproviamo? Beh, forse questa finalità è un tantinello discutibile e non penso che giustifichi l’installazione e l’uso dell’impianto.


Quindi abbiamo un dirigente che ha preso delle decisioni peregrine e non sostenibili. E chi avrebbe dovuto verificare che queste valutazioni siano compatibili con i principi del GDPR e sostenibili? Il DPO dell’ospedale


Nomi dell'Odio di Arya Stark (2): 

-il titolare del trattamento cioè l’ospedale

-il dirigente che ha deliberato l’installazione

-il dpo dell’ospedale


Ma andiamo avanti perchè le aziende sono fatte di persone e non sono tutti santi.

Il sistema di videosorveglianza deve essere gestito secondo precise regole. Chi può vedere le immagini? chi le può estrarre? in quali casi e circostanze? Chi deve essere avvertito?


Dando per scontato che nessuno, in ospedale, possa aver autorizzato formalmente la consegna alla stampa immagini di questo tipo, l’unica ipotesi plausibile è che ci sia un lavoratore al quale è stata data una password, un regolamento, una serie di divieti, un compito da eseguire e che, per qualche ragione, abbia deciso di fare l’esatto opposto.

Nei film di Hollywood c’è sempre un investigatore che allunga una banconota ad un tecnico che vive nel seminterrato, ma non siamo in un film e non possiamo fantasticare, ma  la realtà potrebbe essere peggio della fantasia. La realtà implica un lavoratore che non ha compreso il proprio ruolo, i propri doveri e che, facendo spallucce, ha mandato in vacca la vita di due persone.


Nomi dell'Odio di Arya Stark (3): 

-il titolare del trattamento cioè l’ospedale

-il dirigente che ha deliberato l’installazione

-il dpo dell’ospedale

-il lavoratore che ha accesso al sistema di videosorveglianza


Come in Games of Thrones, ad ogni episodio ne segue un altro e così tocca proseguire e dedicare attenzione al prossimo della lista: la stampa. In alcuni casi ho letto manifestazioni di dissenso (@NewsFromDeriu) ma in troppi hanno usato i materiali, in troppi stanno zitti, in troppi non sanzioneranno.

Il mito de “È la stampa bellezza, e tu non puoi farci niente” forse è stato equivocato ed è diventato l’alibi per fare qualsiasi cosa pur di sgraffignare qualche click.


Il giornalista che, per primo, ha toccato quelle immagini, ha le mani sporche di sangue. Chi le ha usate senza sporcarsi le mani, puzza di merda. Chi tace su quanto sia lontano dalla professione questo tipo di notizia, semplicemente sta facendo un altro mestiere e non è certamente un giornalista. L’ordine dei giornalisti… beh, dell’Ordine non dirò nulla perchè, semplicemente, non esiste.

Più volte il Garante ha sottolineato la necessità di contemperare il diritto all’informazione con il diritto alla protezione dei dati personali.

In alcuni casi estremi, come questo, è stato ribadito che non esiste un pubblico interesse di conoscere fatti privati, irrilevanti per la vita del pubblico pagante.  Già, ma il pubblico è pagante, applaude, clicca, genera traffico e, quindi, soldi. Forse anche gli editori hanno smesso di fare gli editori e sono diventati dei bottegai. Gustose informazioni personali, persone sputtanate in piazza in cambio di pochi spicci. Immagino che anche questo sia un lavoro, ma ha un altro nome.



Nomi dell'Odio di Arya Stark (4): 

-il titolare del trattamento cioè l’ospedale

-il dirigente che ha deliberato l’installazione

-il dpo dell’ospedale

-il lavoratore che ha accesso al sistema di videosorveglianza

-il giornalista che, per primo, ha ricevuto i materiali

-la redazione che ha detto “ma si, pubblichiamo, così facciamo un po di grano”

-i giornalisti e le altre redazioni che hanno riproposto i  materiali considerandoli di pubblico dominio




Quando un albero cade nella foresta, senza che nessuno lo ascolti, fa comunque rumore?

Se un giornalista deprecabile pubblica materiali che sarebbero dovuti finire nel cestino, è ancora una notizia? Si, finché ci sarà gente che gode delle sfortune altrui, purtroppo, questo tipo di informazione avrà un florido mercato. Ma non ci dobbiamo illudere, è colpa nostra. 


Un post con zero click, bassissima interazione, nessun commento e evitato da tutti non sarà certamente riproposto. Se non altro perchè non genera fatturato e occupa spazio. Il mio auspicio è che questo genere di cronaca sia sostituito dall’oroscopo. lo spero di cuore. Chi mi conosce sa quanto questa mia affermazione sia viscerale e dolorosa.

Chi clicca è complice. 

Chi clicca fa schifo.



Nomi dell'Odio di Arya Stark (4): 

-il titolare del trattamento cioè l’ospedale

-il dirigente che ha deliberato l’installazione

-il dpo dell’ospedale

-il lavoratore che ha accesso al sistema di videosorveglianza

-il giornalista che, per primo, ha ricevuto i materiali

-la redazione che ha detto “ma si, pubblichiamo, così facciamo un po’ di grano”

-i giornalisti e le altre redazioni che hanno riproposto i  materiali considerandoli di pubblico dominio

-chi gode delle disgrazie altrui

-chi si sente vivo solo in funzione dell’esistenza di qualcuno rispetto al quale sentirsi superiore

-chi non ha la capacità di intuire la disperazione delle persone attorno a se



Chi è rimasto?

Temo non molti.

Non mi chiamo fuori dalla lista, ci sono anch’io e me ne vergogno. Spero che la mia singola visualizzazione sia giustificata dal desiderio di parlare con cognizione di causa e non in astratto, ma un click è anche il mio.




Purtroppo non è tutto qui e, volendo evitare di omettere scenari possibili, ne dobbiamo prendere in considerazione uno decisamente particolare.

Ho letto ipotesi secondo le quali potrebbe essere stata la magistratura a chiedere la pubblicazione di questo video per ottenere aiuto nelle indagini.


Non posso escluderlo, non ho elementi né per confermare né per smentire, tutto può essere … ma… c’è un “ma”, anzi, una lunga serie di “ma”.


La norma principale che regola  il diritto alla protezione dei dati personali è il GDPR. Vale per tutti? No. Alcuni non sono soggetti al GDPR ma devono agire in conformità ad una norma fatta apposta per permettere l'esercizio delle proprie funzioni, senza i vincoli e i limiti che il GDPR comporterebbe. È il caso dei dati personali usati dalla polizia e dalle autorità di giustizia penale che, in ultima analisi, risponde al D.Lgs 18 maggio 2018, n. 51. Praticamente il GDPR dell’attività inquirente.


Cosa dice questa legge? Tante cose e non molto dissimili da ciò che prevede il GDPR. Anche per la polizia e la procura è obbligatorio rispettare alcuni paletti: i dati possono essere trattati solo “se il trattamento e' necessario e proporzionato a tale diversa finalita', conformemente al diritto dell'Unione europea o dell'ordinamento interno”.


Basterebbe questo per dubitare che la richiesta provenga da un magistrato.

Non ha alcun senso prendere un piccolo filmato sperando che qualcuno riconosca le persone ritratte. Non è un metodo di indagine, non è utile, non apporta nulla all’attività istruttoria.

Chi gestisce le indagini si comporta in altro modo: acquisisce le registrazioni di tutte le telecamere, esaminando migliaia di filmati, tracciando a ritroso i passi della persona sotto indagine, dal punto dove ha commesso un fatto fino alla prima telecamera in prossimità della sua abitazione. Ogni angolo, ogni piazza, ogni negozio, ogni banca, ogni telecamera che l’avrà inquadrata costituisce un tassello di un puzzle che permetterà di rintracciare la zona in cui vive, il quartiere di partenza, la macchina da cui è scesa, le persone che ha incontrato, i pagamenti che ha effettuato ed ogni altra informazione utile ai fini dell’indagine.


Questa cosa non la fanno i giornalisti

Questa cosa non la fanno le persone comuni, nemmeno quelle che si dilettano di OSINT e che si ritengono dei grandi investigatori.

Questa cosa, nel nostro ordinamento, la fanno solo ed esclusivamente persone scafate, consapevoli dei propri doveri, prudenti rispetto ai rischi che questo potere implica.


Personalmente non posso credere che un magistrato o un commissario di polizia possa essersi sognato di accelerare le indagini in questo modo.

Se così fosse, mi aspetterei a giorni il provvedimento di trasferimento in barbagia.


Prosit





Alcuni riferimenti


I post che mi piacciono:

https://x.com/valentina_mulas/status/1751396815319203892?s=20

https://x.com/NewsFromDeriu/status/1751500532030521524?s=20

https://x.com/LaBombetta76/status/1751370189323571405?s=20


I post che mi fanno schifo:

https://x.com/eziomauro/status/1751551184530182211?s=20